Bioplastica? Parliamone e chiariamo qualche aspetto.

Sentiamo spesso, anche nel settore cosmetico, parlare di bioplastica, dell’importanza di usarla nel packaging primario dei prodotti e di come sono fighe le aziende che l’hanno sostituita alle normali confezioni da buttare nel bidone della plastica.

Ma siamo sicure al cento per cento che la bioplastica sia del tutto innocua, compostabili e che utilizzandola facciamo davvero bene all’ambiente?! E, ancora, come ci si deve comportare quando abbiamo in mano un contenitore vuoto di sedicente bioplastica? In Italia dove si butta e in Europa?

Cosa è la bioplastica?

La definizione comune considera la bioplastica quella plastica che è fatta derivare dalle materie prime vegetali e che sono biodegradabili o/e compostabili. Un esempio tra tutti sono quelle plastiche che derivano dal mais, dallo zucchero o dalla lavorazione degli idrocarburi. E’ biodegradabile se si può degradare in anidride carbonica, acqua e biomassa, tramite microrganismi e in presenza di ossigeno. E’ compostabile se durante il processo di compostaggio, si decompone senza creare ostacoli nell’impianto di compostaggio e senza influire negativamente sulla qualità del compost.

Tutte queste caratteristiche, come possiamo notare, non indicano in alcun modo la capacità di degradarsi in ambiente naturale. E’ qui che casca l’asino! Non si parla di come e quanto siano in grado di degradarsi in natura ma piuttosto di non creare difficoltà al processo di compostaggio.

E dove la butto, allora?

Ecco questa è la domanda giusta! Stando ai dati di Greenpeace Italia, nel nostro paese non la maggiore parte dei rifiuti in bioplastica che arriva negli impianti di compostaggio, non è in grado di contenere danni nei confronti dell’impianto stesso. Ergo, gli impianti si fermano e le bioplastiche vengono eliminate manualmente con costi enormi e ritardi incredibili e, alla fine, vengono spedite in discarica o in inceneritore.

Ma vi rendete conto,?! Ci dicono di buttarle nell’umido e poi vanno a finire comunque in discarica?! Nel resto dell’Europa le indicazioni sono totalmente diverse: le bioplastiche vanno da subito a finire nell’indifferenziato e mai nell’umido, semplicemente perché non si decompongono.

Ma allora cosa possiamo fare?

Innanzi tutto, da ora, sappiamo che le bioplastiche sono comunque poco bio, anzi direi che di bio hanno solo il nome. Sappiamo inoltre, che non si decompongono per niente facilmente, che possono causare danni o ritardi negli impianti di compostaggio, che non arriveranno mai a essere reinserite nel ciclo naturale semplicemente perché non sono davvero degradabili. Noi le butteremo, dunque, nel bidone della plastica da riciclare e non in quello dell’umido!

L’ Italia cosa fa?

Purtroppo l’Italia non fa niente o poco. Il rischio più grande è che si esponga al rischio di procedura di infrazione da parte della Comunità europea che ha scelto di eliminare proprio le plastiche degradabili e compostabili dal bando delle plastiche monouso ma, di fatto, quest’ultime sono plastiche vere e proprie. Inoltre, non allinearsi alle direttive europee significa anche incentivare l’uso dei prodotti in bioplastica monouso.

…e Saybio, invece?

Saybio è una realtà piccola, basta leggere la sezione “Chi siamo” su www.saybio.it ma ho preso la posizione migliore che potevo su questo argomento. Lo so bene quanto inquina la plastica e di conseguenza cerco di usarne il meno possibile. E’ questo il motivo per cui ho adottato la quantità più alta possibile di contenitori in vetro, evitando la plastica. Tutto ciò incide molto sui prezzi dei prodotti, il vetro è diventato negli ultimi anni decisamente più caro e oltre a essere fragile è anche molto pesante e fa crescere di molto il prezzo delle spedizioni. Insomma, sebbene abbia alcuni difetti e aumenti i prezzi dei prodotti Saybio, lo preferisco all’uso della plastica.

Poi ci sono dei prodotti che proprio per i più disparati motivi non possono essere contenuti in contenitori di vetro e allora, obtorto collo, uso un tipo di plastica che comunque è accettata dal protocollo di certificazione di cosmesi biologica a cui Saybio si attiene, ormai da anni.

In poche parole: anche questo è green washing.

In poche parole anche questo è green washing: fare credere di avere attenzione all’ambiente ma di fatto non avercela! Sostituire le pastiche con altre plastiche che comunque finiranno nella discarica e produrranno sostanze inquinanti per l’ambinte e per questo motivo giustificare degli aumenti di prezzo che non avrebbero motivazione. Usare la salvaguardia dell’ambiente per prendere in giro i consumatori di fatto considerati dei babbei che credono a tutto! Il solo Dio che conoscono è il DENARO e sono pronti a tutto pur di accumularlo in quantità.

Photo by Nareeta Martin on Unsplash

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